domenica 4 agosto 2013

Il male segreto di Randi Ingerman

«Ero a casa, al telefono con un'amica, quando sono svenuta. Cadendo ho battuto un lato della fronte sulla scrivania, l'altro sul pavimento. Per fortuna la persona con cui stavo parlando ha intuito che cosa era successo, però nessuno aveva le chiavi del mio appartamento. Stavano per buttare giù la porta quando mi sono svegliata, mi sono alzata e, sentendo battere all'ingresso, sono andata ad aprire. Sono tutti ammutoliti: ero sfigurata, mi si vedevano le ossa del cranio vicino all'occhio, ma io non lo sapevo».«La mia amica mi ha coperto subito la faccia, al pronto soccorso mi hanno messo la colla per chiudermi alla meno peggio i tagli sopra gli occhi: avevano fretta, temevano un'emorragia cerebrale, volevano farmi la Tac. Quando mi sono svegliata, mi sono guardata allo specchio e ho pensato: Ok, non sono morta, ma devo vivere con questa faccia?».


La faccia di Randi Ingerman, a 45 anni, è quella che vedete nella foto qui accanto: bellissima, come tutto il resto. Ma, per mesi, è sembrato impossibile che tornasse quella di prima. Le foto scattate quel novembre le abbiamo viste, ma non erano pubblicabili: forse troppo forti per voi, sicuramente troppo dolorose per lei. Perché non documentano un incidente, che per quanto drammatico resta un episodio isolato, ma raccontano un problema che ha radici lontane e contro il quale lei sta ancora combattendo.

È il 1995 quando Randi da Philadelphia, modella, conquista l'Italia con un miniabito bianco passeggiando maliziosa in uno spot della vodka Keglevich. A incantare, quasi più che il fisico statuario, è un contrasto cromatico – capelli afro nerissimi, pelle abbronzata, occhi verdi smeraldo – destinato a rimanere impresso nella memoria di una generazione. Alla fine decide di rinunciare a costruire la sua carriera in America, e di fermarsi in Italia. Per amore – con Luca Bestetti, che conosce dal ’92 e che dal 2001 al 2004 sarà suo marito –, per il successo che ottiene come modella e attrice, ma soprattutto per iniziare una nuova vita altrove dopo che il padre, proprio in quel 1995, è morto negli Stati Uniti per un errore medico. Purtroppo, sarà solo il primo di una serie di lutti devastanti. 





All’inizio degli anni Duemila Randi ha due aborti (uno nel 2003, pochi giorni dopo essere stata l'inconsapevole vittima di Scherzi a Parte). La mattina di un giorno del 2005 la nipotina di 9 mesi, figlia di suo fratello, non si sveglia dopo essere stata allattata al seno dalla madre tossicodipendente. Due anni dopo è lo stesso fratello, padre della bambina, a morire per un'overdose di antidepressivi. Prove della vita che hanno lasciato profonde cicatrici: non solo nell’anima, come racconta per la prima volta in questa intervista.

Da qualche anno era sparita dalla circolazione. Che cosa è successo?
«Non stavo bene. Purtroppo, quella del novembre del 2011 è stata solo una delle venti e passa crisi che ho avuto negli ultimi sei anni. La prima, nel 2006, durante La Fattoria, ma non mi accorsi subito di che cosa era successo: quell’anno il reality era girato in Marocco, faceva molto caldo, ero stanca. Mi dissero che ero semplicemente svenuta, e ci ho creduto».

Invece di che genere di crisi stiamo parlando?
«Nessuno è riuscito a diagnosticarle con esattezza, eppure mi sono fatta visitare dai migliori medici in Italia e in America. Assomigliano a crisi epilettiche – svenimento, occhi rovesciati, bava alla bocca – ma gli accertamenti medici escludono l'epilessia. Non sono neanche sincopi cardiache. Ho provato a curarmi con la medicina tradizionale, in questi anni ho preso tonnellate di farmaci, ma non ho avuto risultati se non quello di intossicarmi. Sono arrivata a pesare 46 chili, avere la pelle grigia, perdere i capelli: io, che prima me li facevo stirare per diminuire il volume, mi sono dovuta mettere le extension per tappare i buchi».

Ha rinunciato a essere madre?
«Un paio di anni fa ho fatto l’inseminazione in vitro con Stefano, il mio ultimo compagno, e non è andata a buon fine. Stavamo insieme da poco, l'avevo spinto io, lui non era pronto.  Ma l'idea di farlo crescere nella pancia, con tuo marito la sera a letto che te l'accarezza, è un'idea romantica alla quale non sono più così attaccata. Ci sono fuori tanti bambini che hanno bisogno d'amore. E poi uno ce l'ho già: Jarad, il figlio di mio fratello. Lo stiamo crescendo assieme a mia madre e a mia sorella. Aveva 11 anni quando è morta la sua sorellina, 13 quando ha perso il padre».

E lei ha smesso di andare dai medici?

«Vado solo dall'omeopata per depurarmi e tornare a essere bella; so di non essere guarita, ma mi sento già molto meglio. Sono convinta che il mio corpo  abbia ceduto per tutto lo stress emotivo che mi hanno provocato quei lutti. Non è un caso se la prima crisi l’ho avuta cinque mesi dopo aver perso la mia nipotina. E gli episodi si sono intensificati dopo la morte di mio fratello».

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